Contemporary Romance

CAPITOLO 2- Maybe Now-Colleen Hoover

PROLOGO (1)

**CAPITOLO 2 (MAGGIE)**

Penso alla morte ogni minuto di ogni ora di ogni giorno della mia vita. Sono quasi sicura di pensare alla morte molto più di una persona qualunque. È difficile non farlo, quando sai che ti è stata data solo una piccola parte del tempo che quasi tutte le altre persone sulla Terra invece hanno.

Avevo dodici anni quando ho iniziato a fare ricerche sulla mia diagnosi. Nessuno mi aveva mai davvero fatta sedere e spiegato che la Fibrosi Cistica arriva con una data di scadenza. Non una data di scadenza sulla malattia, ma una data di scadenza sulla mia vita.

Da quel giorno, a soli dodici anni, guardo alla vita in maniera totalmente differente da come vi guardavo prima. Per esempio, quando sono nel reparto cosmetici di un negozio, guardo la crema antietà e so che non mi servirà mai. Sarò fortunata se la mia pelle inizierà ad avere qualche ruga prima che io muoia.

Posso essere al reparto alimentare e guardare le date di scadenza sui cibi e chiedermi chi di noi durerà di più. Io o la senape?

Qualche volta ricevo inviti via posta per un matrimonio che sarà da qui a un anno e cerchio la data sul calendario e mi chiedo se la mia vita durerà più del fidanzamento di quella coppia.

Persino quando guardo i bambini neonati penso alla morte. Sapere che non vivrò mai abbastanza da vedere un figlio mio diventare un adulto, mi ha svuotata completamente di ogni desiderio di avere figli.

Non sono una persona depressa. Non sono nemmeno triste riguardo al mio destino. L’ho accettato molto tempo fa.

La maggior parte delle persone vive la loro vita come se dovessero vivere fino a 100 anni. Pianificano le loro carriere e le loro famiglie e le loro vacanze e il loro futuro come se rimanessero nei paraggi abbastanza a lungo per tutto quello. Ma i miei pensieri funzionano diversamente da quelli della maggior parte delle persone, sapendo che non ho l’opzione di pretendere di poter vivere fino a 100 anni. Perchè non succederà. Guardando il mio attuale stato di salute, sarò fortunata se vivrò altri dieci anni. E questo è precisamente il motivo per cui penso alla morte ogni minuto, di ogni ora, di ogni giorno della mia vita.

Fino ad oggi.

Fino al momento in cui mi sono lanciata dall’aereo e ho guardato in basso una terra che sembrava così insignificante che non sono riuscita a non ridere. E non riuscivo a smettere di ridere. Per tutto il tempo in cui stavamo cadendo, ho riso istericamente finchè non ho iniziato a piangere perchè l’esperienza era stata bellissima ed esilarante e aveva superato di gran lunga le mie aspettative. Per tutto il tempo in cui stavo precipitando verso la terra a più di 100 miglia all’ora, non ho pensato alla morte neanche una volta. Riuscivo solo a pensare a quanto fossi stata fortunata a riuscire a sentirmi così viva.

Le parole di Jake continuavano a ripetersi nella mia testa mentre spingevo controvento. “Questo è vivere!”

Ha ragione. Questo è il massimo che abbia mai vissuto e voglio farlo di nuovo. Abbiamo toccato il suolo da un minuto intero. L’atterraggio di Jake è stato impeccabile, ma io sono ancora agganciata a lui e siamo seduti a terra, i miei piedi distesi davanti a me mentre cerco di riprendere fiato. Apprezzo il fatto che mi stia dando qualche minuto di tranquillità per assimilare il tutto.

Inizia a slacciarci e si alza. Sono ancora seduta quando lui si piazza davanti a me bloccando il sole con la sua altezza. Alzo gli occhi verso di lui e sono leggermente imbarazzata dal fatto che sto ancora piangendo, ma non abbastanza da cercare di nasconderlo.

“Bè?” dice, allungandomi una mano. “Com’è stato?”

Prendo la sua mano e lui mi tira sù mentre uso l’altra mia mano per asciugarmi le lacrime dalle guance. Tiro sù con il naso e poi rido. “Voglio farlo di nuovo.”

Ride anche lui. “Adesso?”

Annuisco vigorosamente. “Sì. È stato incredibile. Possiamo farlo di nuovo?”

Scuote la testa. “L’aereo è prenotato per il resto del pomeriggio. Ma posso metterti in lista per il mio prossimo giorno libero.”

Sorrido. “Mi piacerebbe tanto.”

Jake mi aiuta a rimuovere l’imbragatura e gli consegno il mio casco e gli occhiali. Entriamo dentro e io mi vado a cambiare. Quando torno al bancone frontale, Jake ha stampato delle foto e scaricato dei video del lancio per me.

“Li ho mandati all’indirizzo email che c’è sul fascicolo”, dice, allungandomi una cartellina con le foto all’interno. “L’indirizzo sulla documentazione è il tuo reale indirizzo di casa?”

Annuisco. “Sì. Dovrei aspettarmi qualcosa nella cassetta della posta?”

Alza gli occhi dal computer e mi sorride. “No, ma puoi aspettare me davanti alla porta di casa tua stasera alle sette.”

Oh. Era serio riguardo al festeggiare stasera. Okay, allora. All’improvviso sono diventata super nervosa. Non lo dò a vedere, però. Gli sorrido solamente e dico, “Sarà un festeggiamento formale o informale?”

Lui ride. “Potrei prenotare da qualche parte, ma onestamente, sono più il tipo da birra e pizza. O hamburger o tacos o qualsiasi altra cosa che non richieda che io indossi una cravatta.”

Sorrido, sollevata. “Perfetto”, dico, allontanandomi dal bancone. “Ci vediamo alle sette. Cerca di non fare tardi.”

Mi volto e m’incammino verso la porta, ma prima di uscire, lui dice, “Non farò tardi. Anzi, diciamo che vorrei arrivare prima.”

***

Ridge e io siamo usciti insieme per così tanto tempo, che non ricordo nemmeno l’ultima volta in cui mi sono stressata nel cercare di trovare qualcosa da indossare ad un appuntamento. A parte la sua infatuazione per i reggiseni che si agganciano sul davanti, penso che Ridge non abbia mai prestato attenzione a quale biancheria intima indossassi. Ma eccomi qui, a rovistare nell’armadio, cercando di trovare qualsiasi cosa che si abbini o che non abbia buchi o che non sia adatta a vestire una nonna.

Non posso credere di non avere mutandine decenti.

Apro il cassetto in basso dove, chissà per quale motivo, ho buttato tutta la roba che pensavo non avrei mai indossato. Scavo tra calzini spaiati e mutande aperte sul davanti che mi sono state regalate per scherzo finchè non mi imbatto in qualcosa che all’improvviso mi fa scordare della mia ricerca.

È un pezzo di carta piegato. Non ho bisogno di aprirlo per sapere cosa sia, ma mi incammino verso il letto e lo apro lo stesso. Mi siedo e fisso la lista che avevo iniziato a scrivere più di dieci anni fa, quando avevo solo quattordici anni.

È una specie di lista dei desideri, anche se all’epoca non sapevo cosa significasse “lista dei desideri”. Ed è il motivo per cui l’ho intitolata “Cose che vorrei fare prima di compiere diciotto anni.” La parte che dice prima di compiere diciotto anni è cancellata perchè ho passato il mio diciottesimo compleanno in ospedale. Quand’ero tornata a casa, ero arrabbiata col mondo intero e con il fatto che non avevo ancora cancellato niente da quella lista. Quindi avevo scarabocchiato in fondo al titolo e scritto, “Cose che voglio fare. Forse uno di questi giorni…”

Ci sono solo nove cose sulla lista.

1 ) Guidare un’auto da corsa.

2 ) Fare paracadutismo.

3 ) Vedere l’aurora boreale.

4 ) Mangiare spaghetti in Italia.

5 ) Perdere 5000 dollari a Las Vegas.

6 ) Visitare le grotte di Calrsbad.

7 ) Fare bungee jumping.

8 ) Avere un’avventura di una notte.

9 ) Visitare la Torre Eiffel a Parigi.

Guardo la lista e realizzo che di tutte le cose che sognavo da adolescente, ne ho fatta solo una. Mi sono lanciata con il paracadute. E nonostante non l’avessi mai fatto fino ad oggi, ha finito con l’essere uno dei momenti più belli della mia vita.

Mi allungo sul comodino e prendo una penna. Cancello la seconda voce sulla mia lista.

Ne restano altre otto. E onestamente, sono tutte fattibili. Forse. Se riuscissi in qualche modo ad evitare di ammalarmi mentre viaggio, ogni singola cosa su questa lista sarebbe fattibile. La numero otto potrebbe addirittura essere fattibile stasera.

Non so come la penserebbe Jake sul fatto di essere una voce spuntata dalla mia lista dei desideri, ma non credo si lamenterebbe troppo sull’essere l’altra metà della mia avventura di una notte. Non che io voglia ricavare qualcosa dall’appuntamento di stasera, comunque. L’ultima cosa che voglio è un’altra situazione dove mi sentirei un peso per qualcuno. Il pensiero di essere la scappatella irresistibile di una persona è molto più eccitante del prospetto di esserne la fidanzata-malata terminale.

Ripiego la lista e la metto nel cassetto del mio comodino. Torno al mio armadio e prendo un paio di mutandine a caso. Non mi interessa nemmeno che aspetto abbiano. Se tutto va secondo i piani, non le indosserò tanto a lungo da dare modo a Jake di interessarsi a come sono. Mi sto infilando i jeans quando ricevo un messaggio.

Ridge: Missione compiuta.

Sorrido quando lo leggo. Sono passati diversi mesi da quando abbiamo chiuso, ma io e Ridge ci scriviamo ancora qualche volta. Anche se era stata dura vedere la nostra storia arrivare ad una fine inaspettata, sarebbe stata ancora più dura perdere la sua amicizia. Lui e Warren sono gli unici due amici che abbia mai avuto negli ultimi sei anni della mia vita. Sono felice del fatto che solo perchè la nostra storia non ha funzionato non significa che la nostra amicizia non possa. E sì, è strano parlare di Sydney con lui, ma Warren mi ha sempre tenuta aggiornata su tutto quello che riguardava Ridge, anche sulle cose delle quali non m’interessava essere messa al corrente. Ma in tutta sincerità, voglio che Ridge sia felice. E nonostante fossi arrabbiata quando avevo scoperto che aveva baciato Sydney, quella ragazza mi piaceva ancora. Non è come se si fosse presentata con cattive intenzioni e avesse tentato di rubarmelo. Io e lei andavamo parecchio d’accordo e so che entrambi hanno cercato di fare la cosa giusta. Ma non sono sicura che arriveremo mai ad un punto in cui usciremo tutti insieme come amici. Sarebbe troppo strano. Ma posso almeno essere felice che Ridge sia felice. E quando Warren mi aveva parlato del piano di portare Sydney con una scusa in un bar la scorsa notte così Ridge poteva convincerla a stare con lui, ero curiosa di sapere come sarebbe andata a finire. Avevo detto a Ridge di scrivermi se il loro piano avesse funzionato ieri sera, ma non penso di voler sapere i dettagli. Posso accettare il fatto che lei sia parte della sua vita ora e sono davvero felice per lui. Ma penso che non mi troverò mai nella posizione di voler sapere i dettagli.

Io: È fantastico, Ridge!

Ridge: Già, è tutto ciò che diremo perchè è ancora troppo strano discutere di questo con te. Notizie della tesi?”

Sono felice che la pensiamo allo stesso modo. E non posso credere di essermi dimenticata di dargli la bella notizia.

Io: Sì! L’ho saputo ieri. Ho preso 5!

Prima che lui risponda, sento bussare alla porta. Guardo l’ora sul mio telefono e sono solo le 6.30. Butto il cellulare sul letto e vado in salotto a sbirciare dallo spioncino. Jake non stava scherzando quando diceva che sarebbe potuto arrivato prima. Non ho ancora nemmeno finito di prepararmi.

Mi allontano verso lo specchio nel corridoio e urlo, “Solo un secondo!” mentre controllo il mio riflesso. Poi torno indietro e guardo di nuovo dallo spioncino. Jake è in piedi con le mani nelle tasche dei jeans, a guardare il cortile mentre aspetta che gli apra la porta. Onestamete è un po’ surreale, sapere che sto per andare ad un appuntamento con questo ragazzo. È un fottuto cardiologo! Ma poi perchè è single? È davvero carino. E così alto. E di successo. E… quella è…

Apro la porta di colpo ed esco fuori. “Porca puttana, Jake. Quella è una Tesla?” Non voglio essere maleducata, ma lo ignoro e vado dritta verso la macchina. Lo sento ridere dietro di me mentre mi segue sul vialetto.

Non sono una fanatica di auto, ma una delle mie vicine di casa esce con un tipo che guida una Tesla e mentirei se dicessi che non sono un pochino ossessionata da queste macchine. Ma non conosco abbastanza bene la mia vicina da andare a chiederle se posso farmi un giro sulla macchina del suo ragazzo.

Faccio scorrere la mano sull’elegante cofano nero. “È vero che non hanno motore?” Mi giro e Jake mi sta guardando divertito mentre faccio gli occhi dolci alla sua macchina anzichè a lui.

Annuisce. “Vuoi vedere sotto il cofano?”

“Sì!”

Lo sgancia con la chiave elettronica e si avvicina a me per aprirlo. Non c’è niente all’interno se non un bagagliaio rivestito di moquette. Niente motore. Niente trasmissione. C’è solo… niente. “Quindi il motore non esiste proprio su queste auto? Non devi mai riempirle di benzina?”

Lui scuote la testa. “No. Non c’è nemmeno dell’olio da cambiare. Solo la manutenzione dei freni e delle ruote, in realtà.”

“Come la mantieni carica?”

“Ho un caricabatteria nel mio garage.”

“La metti sotto carica di notte come se stessi caricando un telefono?”

“Praticamente.”

Mi volto di nuovo verso l’auto, ammirandola. Non posso credere che salirò su una Tesla stasera. È una cosa che desideravo di fare da due anni. Se avessi aggiornato la mia lista dei desideri negli anni scorsi, questo sarebbe stato decisamente qualcosa che avrei potuto cancellare stasera.

“Sono davvero ottime per l’ambiente”, dice, appoggiandosi al cofano. “Non producono emissioni.”

Alzo gli occhi al cielo. “Sì, sì, è fantastico. Ma quanto va veloce?”

Ride e incrocia i piedi all’altezza delle caviglie. La sua voce è intenzionalmente bassa e sexy quando alza un sopracciglio e dice, “Da zero a sessanta… in 2.5 secondi.”

“Oh, mio Dio.”

Annuisce verso l’auto. “Vuoi guidarla?”

Lancio un’occhiata alla macchina e poi di nuovo a lui. “Davvero?”

Il suo sorriso è dolce. “Veramente… lasciami fare una telefonata”, dice, tirando fuori il suo telefono. “Potrei farci entrare a Harris Hills.”

“Che cos’è Harris Hills?”

Si porta il telefono all’orecchio. “Un autodromo pubblico a San Marcos.”

Mi copro la bocca con una mano e cerco di nascondere il mio entusiasmo. Quante possibilità ci sono che cancelli un terzo della mia lista dei desideri in un solo giorno? Paracadutismo, guidare una macchina da corsa e una possibile avventura di una notte?

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