Contemporary Romance

CAPITOLO 6: Maybe Now-Colleen Hoover

PROLOGO (2)

**CAPITOLO 6 (MAGGIE)**

Non appena apro gli occhi mi giro per vedere se se n’è andato.

È così.

Faccio scorrere la mano sopra il suo cuscino, immaginando come possa qualcuno sentirsi così pieno di vuoto.

La scorsa notte è stata… beh… degna di una lista dei desideri, quello è certo. Non appena avevamo lasciato il ristorante, eravamo venuti a casa mia. Mi aveva lasciata guidare. Avevamo parlato di macchine e della mia tesi e del fatto che vorrei provare a fare bungee jumping. Si era offerto di portarmici, ma poi rendendosi conto di avermi praticamente chiesto di uscire insieme di nuovo, si era corretto e mi aveva consigliato un posto che secondo lui dovevo provare. Quando eravamo arrivati a casa mia, stavamo ridendo mentre varcavamo la soglia perchè gli irrigatori si erano accesi non appena eravamo scesi dall’auto e lo spruzzo d’acqua c’aveva entrambi colpiti dritti in faccia. Ero entrata nella mia cucina per prendere una salvietta e asciugarmi il viso. Jake mi aveva seguita e quando gli avevo allungato l’asciugamano da usare, se l’era buttato su una spalla e mi aveva raggiunta, baciandomi come se aspettasse di farlo dal momento in cui aveva posato gli occhi su di me quel giorno.

Era stato inaspettato, ma voluto, e anche se avevo sentito ogni singola emozione mentre la sua bocca era sulla mia, ero anche piena di incertezze. Sessualmente parlando ero stata solo con due persone in vita mia e in entrambe le relazioni ero innamorata. Questa era la prima volta che stavo per fare sesso con qualcuno del quale non lo ero. Non ero sicura di cosa aspettarmi, ma sapere che nemmeno lo lui lo sapeva mi faceva sentire molto più a mio agio. Avevo semplicemente continuato a ricordarlo a me stessa ad ogni nuova parte del collo che lui mi baciava.

Dopo circa quindici minuti passati a baciarci e toccarci, qualcosa era scattato in me. Non sapevo come ci fosse riuscito, ma era così attento e preso dal momento, che tutte le mie insicurezze e i miei timori erano caduti insieme ai miei vestiti. Nel momento in cui eravamo arrivati in camera da letto, c’ero dentro del tutto. E poi c’era dentro del tutto anche lui, in molto più di un modo.

Era stato tutto. E quando era finito, c’eravamo sdraiati sulla schiena e proprio quando pensavo fosse pronto ad andarsene, si era girato verso di me e mi aveva guardata. “Ci sono delle regole riguardo le scappatelle di cui non sono al corrente? Siamo autorizzati a fare sesso una volta sola?”

Avevo riso e poi lui era di nuovo su di me e nonostante la prima volta fosse stata bella, la seconda era stata ancora meglio. Era stata intensa. E lenta. E perfetta.

Non si era sdraiato sulla schiena dopo la seconda volta. Si era messo su un fianco e aveva avvolto le braccia attorno a me e aveva sussurrato, “Buonanotte” prima di baciarmi. Mi piaceva che avesse detto buonanotte anzichè addio perchè aveva distolto l’attenzione dal fatto che sapevamo entrambi che se ne sarebbe andato prima che io mi fossi svegliata stamattina.

Pensavo mi sarei alzata in uno stato di euforica felicità oggi. Non in uno stato di malinconia.

Sentirsi giù al pensiero che sia tutto finito non è necessariamente una cosa brutta, comunque. Significa che non avrei potuto avere persona migliore con la quale passare un’avventura di una notte. Se fosse stato qualcun altro, non credo me la sarei goduta così tanto. E se non mi fosse piaciuto, non mi sentirei in potere di cancellarlo dalla lista.

Quindi sì, fa schifo che non riesca a trovare qualcosa di sbagliato in lui. Ma farebbe ancora più schifo ricadere in qualcosa dalla quale vorrei soltanto uscire alla fine. Non voglio mettermi in un’altra situazione dove qualcuno mi sembrerebbe obbligato a prendersi cura di me.

Non è una bella sensazione, sapere che qualcuno si è autoconvinto di essere più innamorato di te di quello che in realtà è, solo perchè tu sei dipendente da lui. Preferisco sentirmi malinconica che patetica.

Prendo il cuscino su cui ha dormito Jake – lo stesso cuscino che stavo strofinando con nostalgia – e lo lancio via dal mio letto. Più tardi lo butterò nella spazzatura. Non voglio nemmeno sentire di nuovo il suo odore.

Vado al mio armadio e tiro fuori la lista dei desideri. Cancello la voce numero otto e poi la guardo di nuovo. All’improvviso mi sento realizzata, sapendo che probabilmente la numero otto è l’unica cosa su quella lista che non avrei mai avuto il coraggio di fare.

Fottuta Maggie Carson. Sei una tipa tosta.

Ripiego la lista e la lascio sul ripiano. Apro il secondo cassetto e prendo un paio di mutandine e una canotta e me li metto addosso. Devo andare a trovare mio nonno oggi, visto che ne ho la possibilità ma prima ho bisogno di waffles e di una doccia.

Waffles prima della doccia. Direi che ne sono un po’ troppo entusiasta, visto che ieri sera non ho mangiato poi molto.

Potrei anche andare a fare una manicure oggi. Sto fissando le mie unghie quando entro in sala da pranzo. Ma poi mi immobilizzo quando sento odore di bacon. Alzo lentamente la testa per trovare Jake in piedi vicino al fornello della mia cucina.

Sta cucinando.

Si volta per prendere un piatto e mi vede. Il suo sorriso si allarga. “‘Giorno.”

Non sorrido. Non parlo. Non gli rivolgo nemmeno un cenno di saluto come risposta. Sto lì impalata a fissarlo e a chiedermi come possa un uomo di ventinove anni non conoscere il significato di scappatella di una notte. Dove una notte è la parola chiave. Non ci dovrebbe essere anche una mattina inclusa in quella definizione.

Abbasso gli occhi sulle mie mutande e la mia canotta, e all’improvviso mi sento modesta, anche se ieri sera ha passato abbastanza tempo sopra di me da avere probabilmente ogni centimetro del mio corpo memorizzato in testa. Ma nonostante ciò, avvolgo comunque le braccia attorno a me.

“Cosa stai facendo?” chiedo.

Jake mi sta ancora guardando, un po’ insicuro di se stesso dopo aver visto la mia reazione al fatto che è ancora qui. Guarda il fornello e poi di nuovo me e giuro che lo vedo sgonfiarsi del tutto.

“Oh”, dice, sembrando all’improvviso fuori posto. “Pensavi… okay.” Inizia ad annuire e si allunga a spegnere il fuoco dal fornello. “Colpa mia”, dice, senza guardarmi. Prende un bicchiere che è lì vicino e beve un sorso. Quando si volta di nuovo, non riesce nemmeno a guardarmi. “Questo è imbarazzante. Me ne vado. Stavo solo…” finalmente i suoi occhi incontrano i miei. Mi stringo le braccia attorno al corpo ancora più forte perchè odio aver creato un momento di imbarazzo quando lui stava chiaramente cercando di essere gentile.

“Mi dispiace averlo reso imbarazzante”, dico. “È solo che non mi aspettavo che fossi ancora qui.”

Jake annuisce, avanzando verso di me per raccogliere le scarpe che aveva scalciato via accanto al divano ieri sera. “È tutto apposto. Ho frainteso le cose, ovviamente. Sei stata abbastanza chiara ieri sera. Ma era stato prima che noi… due volte… ed è stato…” Stringo le labbra. Le sue scarpe sono adesso ai suoi piedi e lui si raddrizza, lanciandomi un’occhiata. “Pura illusione, immagino.” Indica la porta d’entrata. “Ora me ne vado.”

Annuisco. Probabilmente è meglio così. Ho appena rovinato tutte le cose belle della notte scorsa.

In realtà, lui ha rovinato tutte le cose belle della notte scorsa. Sono arrivata in sala da pranzo accettando il fatto che non l’avrei più rivisto e lui invece aveva rovinato tutto pensando che io volessi che restasse e mi preparasse la colazione!

Si avvicina alla porta d’entrata, ma prima di aprirla, si ferma. Quando si volta, mi fissa per un attimo, poi torna verso di me. Si ferma a meno di mezzo metro da me e piega la testa. “Sei sicura di non volermi più vedere? Non c’è nulla che possa fare per convincerti a dare a tutto questo una seconda opportunità?”

Sospiro. “Sarò morta entro qualche anno, Jake.”

Le mie parole lo offendono all’istante. Fa mezzo passo indietro, ma non distoglie gli occhi da me. “Wow.” Si porta una mano alla bocca e poi se la passa sulla guancia. “Stai davvero usando quella scusa?”

“Non è una scusa. È un dato di fatto.”

“Un fatto di cui sono certamente al corrente”, dice. Ha la mandibola contratta e ora è arrabbiato. Visto? Se lui se ne fosse semplicemente andato prima che mi svegliassi, tutto questo sarebbe finito in modo perfetto! Ora invece quando se ne andrà, saremo entrambi frustrati e pieni di rimorso.

Faccio un passo avanti. “Sto morendo, Jake. Morendo. Cosa ne sarà di questo? Non voglio sposarmi. Non voglio dei figli. Non ho nessun desiderio di un’altra relazione dove alla fine sarei solo un peso per qualcuno. Sì, tu mi piaci. Sì, la scorsa notta è stata incredibile. Ed è esattamente il motivo per cui dovresti essertene già andato. Perchè ci sono delle cose che vorrei fare e innamorarmi e litigare con qualcuno su come devo vivere gli ultimi anni della mia vita è qualcosa che non è mai stato scritto sulla mia lista dei desideri. Quindi grazie per ieri sera. E grazie per aver tentato di prepararmi la colazione. Ma ho bisogno che tu te ne vada.”

Butto fuori un respiro frustrato e guardo immediatamente il pavimento. Odio lo sguardo che ha negli occhi in questo momento. Passano diversi secondi e lui non risponde. Se ne sta semplicemente lì ad assorbire tutto ciò che ho detto. Alla fine fa un passo indietro, e poi un altro ancora. Alzo gli occhi e lui distoglie lo sguardo, voltandosi verso la porta. La apre ed esce fuori, ma prima di chiuderla alza lo sguardo e mi guarda dritta negli occhi. “Per la cronaca, Maggie. Ti stavo solo facendo la colazione. Non una proposta di matrimonio.”

Chiude la porta e la mia casa non è mai sembrata così vuota come in questo momento.

Lo odio. Odio tutto ciò che gli ho appena detto. Odio quanto non vorrei che fosse la verità.

Odio questa stupida malattia del cazzo.

E odio di avergli detto tutto questo e averlo fatto andare via prima che finisse di cucinare quel dannato bacon. Fisso la padella e poi la raggiungo e la butto nella spazzatura.

Mi appoggio al bancone e non riesco a non mettere il broncio. Mi chiedo se il fatto che Jake abbia concluso una relazione dodici anni in ritardo sia meglio o peggio di me che ne ho iniziata e conclusa una decisamente troppo presto.

Mi porto le mani dietro la testa e premo un gomito contro l’altro, appoggiandomi all’indietro. Cerco di smetterla di essere così contrariata. Ma il fatto che sia contrariata su un ragazzo che ho conosciuto ventiquattro ore fa mi dà ancora più fastidio. Mi concedo qualche minuto per riprendermi e poi mi forzo a raddrizzarmi.

Cammino verso il freezer e prendo la scatola di waffles che avevo intenzione di mangiare per colazione. Solo che adesso, non sono nemmeno lontanamente entusiasta di mangiarli.

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