CAPITOLO 9: Maybe Now-Colleen Hoover

PROLOGO

**CAPITOLO 9 (JAKE)**

Mio padre mi ha portato a Puerto Vallarta quando avevo dieci anni, solo per darmi l’opportunità di saltare da un aereo.

L’ho pregato di portarmi con sè a fare paracadutismo fin da quando avevo imparato a parlare, ma non è così facile in Texas dare a tuo figlio il permesso legale per saltare da un aereo.

Lui era un drogato di adrenalina, proprio come il figlio che ha creato. Grazie a questo, ho praticamente vissuto nella zona di lancio, dove lui passava tutto il suo tempo libero. La maggior parte dei padri giocava a golf la domenica. Il mio saltava dagli aerei.

Quando mi sono diplomato alla scuola superiore, avevo già completato 450 dei 500 lanci che servivano per qualificarsi come istruttore tandem. Ma a causa della svolta che ha preso la mia vita durante il mio ultimo anno, mi ci sono voluti alcuni anni per finire gli ultimi 50 lanci. Finalmente sono diventato istruttore tandem certificato appena uscito dall’università di medicina.
E anche se Maggie è stata il mio cinquecentesimo lancio come istruttore tandem, probabilmente ho superato quel traguardo almeno tre volte da solo dall’età di dieci anni.

Anche con tutta questa esperienza, quel cinquecentesimo lancio mi è sembrato il più terrificante che avessi mai fatto, non ero mai stato nervoso di saltare da un aereo prima d’allora. Non sono mai stato preoccupato che il paracadute non si aprisse. Non sono mai stato interessato alla mia vita prima di quel momento. Perchè se proprio quel lancio non fosse finito bene, significava che la cena con Maggie era fuori discussione. E volevo veramente portarla fuori a cena, avevo programmato di chiederle di uscire fin da quando avevo posato gli occhi su di lei mentre entravo nella struttura.

Sono stato sorpreso dall’attrazione immediata che ho provato nei suoi confronti. Non mi ricordo neanche quando è stata l’ultima volta che mi sono sentito attratto da qualcuno in questo modo. Ma nel momento in cui l’ho vista, qualcosa in me si è svegliato. Qualcosa che sapevo fosse lì, ma non era mai stato scosso prima d’ora. Non avevo più guardato una ragazza e non sentivo quello che provavo da tanto tempo, avevo dimenticato quanto poteva essere stupefacente l’attrazione.

Era in piedi accanto al bancone, che prendeva i documenti da Corey, che era in programma di buttarsi con il paracadute con lei. Quando ho realizzato che era da sola, ho aspettato che prendesse posto per compilare le sue carte, poi ho pregato Corey di lasciarmi prendere il comando ed essere colui che sarebbe saltato con lei.

“Jake sei qui appena una volta al mese, questo non è neanche il tuo lavoro”, dice. “Io sono qui ogni giorno perchè ho veramente bisogno di soldi.”

“Puoi prendere tu la commissione”, dico. “Ti darò il merito. Lasciami fare solamente questo.”

Quando gli dissi che poteva tenere i soldi al posto mio, fece una smorfia come se fossi un idiota e poi agitò la mano verso Maggie. “Tutta tua,” disse, andando via.

Mi sentii trionfante per una frazione di secondo finché non la guardai, seduta sulla sedia, tutta sola. Il paracadutismo è un momento così monumentale nella vita della maggior parte delle persone che lo fanno. La maggior parte dei principianti non viene mai da sola. Hanno quasi sempre persone con loro che stanno vivendo anch’esse il proprio momento monumentale saltando, oppure hanno persone che li aspettano a terra dopo essere sopravvissuti al salto.

In tutta sincerità, è stata la prima che abbia mai visto apparire da sola e la sua indipendenza mi ha intrigato e intimidito. Dal momento in cui l’ho avvicinata e ho chiesto se aveva bisogno di aiuto per compilare i moduli, nulla è cambiato di quella sensazione che avevo nel petto. Sono passati giorni e sono ancora pieno di quella stessa energia nervosa. Sono ancora incuriosito. Ancora intimidito.

E non ho idea di come andare avanti.

Ecco perché sono bloccato qui in questo corridoio, proprio fuori dalla stanza d’ospedale dove l’hanno portata due ore fa.

Stavo vedendo un altro paziente quando Vicky trovò Maggie e affrontò l’intera situazione senza che io nemmeno me ne accorgessi. Non me l’ha detto finché non ho finito con altri due pazienti e Maggie se ne era già andata da un’ora.

Vicky ha detto che ha notato che Maggie ci stava mettendo un po’ di tempo per vestirsi e uscire dalla stanza, così è andata a controllarla. Maggie era sul pavimento, si era appena ripresa da un mancamento. Vicky ha testato immediatamente i suoi livelli di zucchero e poi ha mandato il personale con lei in ospedale. La clinica in cui lavoro è adiacente al nostro ospedale, quindi siamo abituati a dover trasportare i pazienti. Non sono abituato alle emergenze mediche sentite anche come un’emergenza personale.

Dal momento in cui Vicky mi ha informato di quello che era successo, non sono stato in grado di concentrarmi. Alla fine un collega ha preso in mano la situazione facendo in modo che potessi venire a controllarla. Ora che sono nel corridoio, in piedi di fronte alla sua stanza, non sono sicuro di come sentirmi o cosa fare o come affrontare l’intera situazione. Siamo stati ad un appuntamento con il potenziale di un altro. Ma ora è all’ospedale e nella stessa situazione vulnerabile di cui aveva paura quando è venuta da noi.

Lei limitata dalla sua malattia. Io che sono qui ad assistervi.

Mi faccio da parte quando si apre la porta della sua stanza d’ospedale. Un’infermiera esce, dirigendosi verso la postazione delle infermiere. La seguo. “Mi scusi,” dico, toccandole la spalla. Si ferma e io indico la stanza di Maggie. “Ha già avvisato la famiglia di questa paziente?”

L’infermiera guarda il nome sul mio camice e dice: “Sì, è stato lasciato un messaggio vocale non appena è stata portata dentro”. Guarda il file. “Pensavo fosse la paziente del Dottor Kastner.”

“Io sono il suo cardiologo, lei era nella mia clinica quando le sue condizioni sono peggiorate, sto solo controllando”

“Lei è di cardiologia?” dice senza guardare il file. “Siamo a conoscenza del CFRD (il diabete correlato alla fibrosi cistica), ma non abbiamo nulla sui suoi problemi cardiaci nel file”.

“Era solo un controllo preventivo,” dico, indietreggiando prima che diventi troppo sospettosa per la mia curiosità. “Volevo solo assicurarmi che la sua famiglia venisse avvisata. La paziente è sveglia?”

L’infermiera annuisce, ma fa anche una faccia come se fosse infastidita dal fatto che sto mettendo in dubbio la sua capacità di fare il suo lavoro. Mi volto e torno indietro verso la stanza di Maggie, fermandomi appena fuori dalla porta. Ancora una volta, non riesco a entrare perché non la conosco abbastanza bene da sapere quale tipo di reazione si aspetterebbe da me in questo momento. Se entrassi e provassi che il fatto che sia passata dal mio ufficio non fosse una gran cosa, potrebbe essere scoraggiata dalla mia noncuranza. Se entrassi e agissi come se fossi preoccupato, potrebbe usare la preoccupazione come arma contro la nostra intera situazione.

Penso che se avessimo avuto più di un’avventura di una sera, i prossimi minuti potrebbero non avere importanza. Ma dato che siamo stati ad un solo appuntamento, sono quasi sicuro che lei sia lì dentro a rimpiangere di essere passata dal mio ufficio e a rimpiangere che la vedrò in uno stato così vulnerabile e forse anche a rimpiangere di essere entrata nella mia vita martedì. Sento che le mie prossime mosse saranno estremamente cruciali per come tutto questo andrà a finire.

Non penso di essermi mai preoccupato di come comportarmi di fronte a qualcuno. Normalmente ho l’abitudine che se a qualcuno non piaccio, questo non avrà importanza per me o per la mia vita, quindi ho sempre fatto e detto ciò che volevo dire e fare. Ma adesso, con Maggie, darei qualsiasi cosa per avere un manuale.

Ho bisogno di sapere cosa vuole da me al fine di non farmi allontanare di nuovo.

Metto la mano sulla porta, ma il mio telefono inizia a squillare non appena inizio a spingerla. Indietreggio velocemente in modo che non sappia che sono proprio fuori dalla sua porta. Cammino per qualche metro lungo il corridoio e tiro fuori il cellulare dalla tasca.

Sorrido quando vedo che è Justice, che prova a chiamarmi su facetime. Sono sollevato di avere qualche minuto in più per prepararmi prima di andare a trovare Maggie.

Spingo il tasto per accettare e aspetto i soliti secondi che ci vogliono per far sì che facetime ci connetta. Quando finalmente succede, non è la faccia di Justice quella che vedo sul suo telefono. Lo schermo è coperto da un pezzo di carta. Stringo gli occhi per vederlo, ma la qualità è troppo sfocata.

“Troppo vicino al telefono”, gli dico.

Sposta il foglio un po’ più indietro e posso vedere il numero 85 cerchiato nell’angolo in alto a destra.

“Non male per una notte di film degli orrori”, dico.

La faccia di Justice è sullo schermo ora. Mi guarda come se io fossi il bambino e lui il genitore. “Papà, è una B. La prima B di tutto l’anno. Tu dovresti sgridarmi così che io non possa prendere un’altra B.”

Rido. Lui mi guarda seriamente, come se fosse più deluso dal fatto che non sono arrabbiato con lui che dal fatto di aver preso la sua prima B. “Ascolta”, gli dico appoggiandomi contro il muro. “Sappiamo entrambi che conosci la materia, sarei furioso se non studiassi, ma lo fai. Hai preso una B perchè sei andato a letto troppo tardi e ti ho già rimproverato per quello.”

Mi sono svegliato alle tre questa mattina e ho sentito la televisione accesa in salotto. Quando sono andato a spegnerla, Justice era sul divano con una scodella di popcorn, a guardare The Visit. È ossessionato da M. Night Shyamalan. La sua ossessione è principalmente colpa mia. È iniziato quando ho lasciato che guardasse Il sesto senso quando aveva cinque anni. Adesso ha undici anni e l’ossessione è peggiorata.

Cosa posso dire? Ha preso proprio da suo padre. Ma come ha tanto di me in lui, ha anche tanto di sua madre. Era stressata per ogni carta e ogni compito a casa durante il liceo e il college. Una volta avevo dovuto consolarla perché piangeva istericamente per aver ricevuto un 99 in un test quando stava puntando a un punteggio perfetto.

Justice ha questo lato di sè che vuole davvero raggiungere traguardi importanti, ma è costantemente in conflitto con quella parte di lui che vuole invece rimanere sveglia fino a tardi e guardare film di paura quando non dovrebbe. Quando l’ho lasciato a scuola oggi, ho dovuto svegliarlo quando mi sono fermato per farlo scendere.

Sapevo che il suo test di matematica non sarebbe andato bene quando si era pulito la bava dalla bocca, aveva aperto la porta per uscire dalla mia auto e aveva detto: “Buonanotte, papà”.

Pensava che lo avrei fatto scendere a casa di sua madre. Ho riso quando è uscito dalla macchina e ha capito che era un giorno di scuola. È tornato indietro e ha provato ad aprire lo sportello. L’ho chiuso a chiave prima che potesse risalire in macchina e pregarmi di fargli saltare un giorno.

Avevo aperto il finestrino e lui aveva infilato le dita dentro e aveva detto, “Papà, per favore, non lo dirò alla mamma, lasciami dormire oggi”.

“Ogni azione ha delle conseguenze. Ti voglio bene, buona fortuna e rimani sveglio.”

Le sue dita erano scivolate fuori dal finestrino e aveva indietreggiato, sconfitto mentre andavo via.

Guardo il mio telefono mentre accattorcia il foglio e lo butta oltre le sue spalle. Si stropiccia gli occhi e dice: “Chiederò al signor Banks se posso rifarlo”.

Rido. “O accetti solo l’85. Non è un voto terribile.”

Si stringe nelle spalle e poi si gratta la guancia. “La mamma è uscita con quel tizio ieri sera.” Lo dice così casualmente, come se la possibilità di avere un patrigno non lo scoraggi. Questa è una buona cosa, immagino.

“Davvero? Ti ha chiamato Schizzo e ti ha scompigliato di nuovo i capelli?”

Justice alza gli occhi. “No, non è stato così male questa volta, non penso che abbia figli e mamma gli ha detto che la gente non chiama Schizzo i bambini di undici anni, ma comunque, voleva che ti chiedessi se fossi occupato stasera perché usciranno di nuovo. ”

È ancora un po ‘strano, sentire dell’appuntamento di Chrissy dal bambino che abbiamo avuto insieme. Questo è una situazione nuova che non so come affrontare, quindi faccio del mio meglio per far sembrare che non sia strano. È stata una mia decisione concludere le cose con lei, e non è stato facile. Soprattutto perché condividiamo un bambino. Ma sapere che Justice era l’unica ragione per cui eravamo ancora insieme, non sembrava giusto a nessuno di noi. Chrissy si è impegnata molto all’inizio, ma solo perché eravamo tutti a nostro agio con la vita che avevamo creato. Ma lì c’era un vuoto e lei lo sapeva.

Quando si tratta di amare qualcun altro, ho sempre creduto che ci debba essere un livello di follia sepolto in quell’amore. Una follia del tipo voglio sprecare ogni minuto di ogni giorno con te. Ma io e Chrissy non abbiamo mai avuto quel tipo di amore. Il nostro amore era costruito sulla responsabilità e sul rispetto reciproco. Non era un amore da far impazzire, da spezzare il cuore.

Quando nacque Justice, sentimmo quell’amore da far impazzire per lui, e questo fu sufficiente a trattenerci insieme dopo il diploma di scuola superiore, il college, l’università di medicina e la maggior parte della nostra specializzazione. Ma quando si trattava di ciò che provavamo l’uno per l’altra, era un tipo di amore troppo sottile per tentare di estenderlo per tutta la vita.

Ci siamo separati più di un anno fa, ma non ho preso una casa tutta mia fino a poco più di sei mesi fa.
Ho comprato una casa a due strade di distanza dalla casa in cui abbiamo cresciuto Justice. Il giudice ci ha affidato l’affidamento congiunto con un piano su chi lo avrebbe preso e quando, ma non ci siamo mai attenuti a quello. Justice rimane con entrambi in ugual tempo, ma è più ai suoi termini che ai nostri. Con le nostre case così vicine, lui va avanti e indietro ogni volta che ne ha voglia. Lo preferisco davvero.

Si è adattato molto bene e penso che questo modo di permettergli di controllare la maggior parte delle visite, abbia reso la nostra separazione una transizione tranquilla per lui.

A volte troppo tranquilla.

Perché per qualche strana ragione, pensa che voglio sapere della vita amorosa di sua madre, quando preferirei essere tenuto all’oscuro. Ma ha solo undici anni. È ancora innocente in quasi tutti i sensi, quindi mi piace che mi tenga aggiornato sulla metà della sua vita di cui non faccio più parte.

“Papà”, dice Justice. “Mi hai sentito? Posso restare a casa tua stasera?”

Annuisco. “Si, certo.”

Avevo detto a Maggie che sarei andato da lei stasera, ma era stato prima di… questo.
Sono quasi certo che la terranno sotto osservazione per tutta la notte, quindi il mio venerdì sera è completamente libero. Anche se non lo fosse, lo sarebbe diventato per Justice. Lavoro molto e ho un sacco di hobby, ma vengono dopo lui. Tutto viene dopo di lui.

“Dove sei?” Justice si avvicina, strizzando gli occhi al telefono. “Non sembra il tuo ufficio.”

Giro il cellulare e lo rivolgo verso il corridoio vuoto, angolandolo verso la porta di Maggie. “Sono all’ospedale. Sto facendo visita ad un’amica malata.” Rivolgo di nuovo il telefono sul mio viso. “Se lei vuole vedermi.”

“Perchè non dovrebbe?” chiede Justice.

Lo fisso per un attimo, poi scuoto la testa. Non intendevo dire ad alta voce quell’ultima frase. “Non è importante.”

“È arrabbiata con te?”

Tutto questo è troppo strano, parlare con lui di una ragazza con cui sono stato ad un appuntamento e che non è sua madre. Per quanto indifferente possa essere a riguardo, non sono sicuro che sarò mai a mio agio a parlare con lui della mia vita sentimentale. Mi avvicino il telefono al viso e alzo un sopracciglio. “Non parlerò con te della mia vita amorosa.”

Justice si avvicina e copia la mia espressione. “Mi ricorderò di questa conversazione quando io inizierò ad uscire con qualcuno.”

Rido. Forte. Ha solo undici anni ed è giá più arguto di molti adulti. “Bene. Se ti racconterò di lei, mi prometti che mi dirai quando bacerai una ragazza per la prima volta?”

Justice annuisce. “Solo se non lo dici alla mamma.”

“Affare fatto.”

“Affare fatto.”

“Il suo nome è Maggie”, dico. “Siamo usciti martedì sera e sono quasi certo di piacerle, ma non vuole uscire con me di nuovo perchè la sua vita è caotica. Ma ora è in ospedale e sto per andare a trovarla e non ho idea di come comportarmi quando entrerò da quella porta.”

“Che vuol dire che non sai come comportarti?” dice Justice. “Non dovresti comportarti o fingere con le altre persone. Tu mi dici sempre di essere me stesso.”

Adoro quando ascolta davvero i miei consigli da genitore. Anche se io sembro non aver afferrato il mio stesso consiglio. “Hai ragione. Dovrei solo entrare là dentro ed essere me stesso.”

“Il vero te stesso. Non il te stesso medico.”

Rido. “Che cosa vuol dire?”

Justice piega la testa e fa una smorfia al telefono che assomiglia tanto ad una che faccio spesso anch’io. “Sei un papà fico, ma quando entri in modalità dottore, è così noioso. Non parlare di lavoro o di cose mediche se lei ti piace.”

Modalità dottore? Rido. “Qualche altro consiglio prima che entri là dentro?”

“Portale una barretta di Twix.”

“Un Twix?”

Justice annuisce. “Già, se qualcuno mi portasse un Twix, io vorrei essergli amico.”

Annuisco. “Okay. Ottimo consiglio. Ci vediamo stasera e ti farò sapere com’è andata.”

Justice mi saluta con la mano e poi chiude la videochiamata.

Mi rimetto il telefono in tasca e vado verso la porta di Maggie. Sii solo te stesso. Rimango lì in piedi e prendo un respiro per calmarmi prima di bussare. Aspetto che lei dica Avanti prima di aprire la porta. Quando avanzo nella stanza, è rannicchiata su un fianco. Sorride quando mi vede e si alza su un gomito.

Quel sorriso è tutto ciò di cui avevo bisogno.

Vado verso il suo letto mentre lei si mette comoda, alzando un po’ la testiera. Mi siedo sulla sedia vuota accanto al letto. Si rotola sul fianco, mettendo un braccio sotto la testa, appoggiandosi al cuscino. Mi allungo e le appoggio una mano a lato della testa, poi mi chino e le dò un piccolo bacio sulla bocca. Quando mi tiro indietro, non ho idea di cosa dire. Appoggio il mento sul bordo del letto e faccio scorrere le dita tra i suoi capelli mentre la guardo.

Amo come mi sento quando sono vicino a lei. Pieno di adrenalina, come se fossi nel bel mezzo di un lancio con il paracadute a notte fonda. Ma anche se sono pieno di adrenalina e sto toccando i suoi capelli e lei mi ha sorriso quando sono entrato nella stanza, posso vedere nei suoi occhi che il mio paracadute sta per fallire e io sto per cadere liberamente da solo senza niente davanti a me se non un impatto devastante.

Il suo sguardo si allontana per un momento. Si porta la maschera dell’ossigeno alla bocca e inala un ciclo d’aria. Quando se la toglie, forza un altro sorriso. “Quanti anni ha tuo figlio?”

Riduco gli occhi a due fessure, chiedendomi come faccia a saperlo. Ma la quiete nella stanza mi dà la risposta. Qualsiasi cosa succeda fuori da qui si può udire chiaramente.

Tolgo la mano dai suoi capelli e la appoggio sulla sua mano che è immobile sul cuscino. Traccio un morbido cerchio attorno al punto in cui la flebo è attaccata alla sua pelle. “Ha undici anni.”

Lei sorride di nuovo. “Non stavo cercando di origliare.”

Scuoto la testa. “Non fa niente. Non stavo cercando di nascondere il fatto che ho un figlio. È solo che non sapevo come tirare fuori il discorso ad un primo appuntamento. Sono un po’ protettivo verso di lui, quindi mi sento come se dovessi salvaguardare quella parte della mia vita finchè non sono sicuro che è qualcosa che voglio condividere.”

Maggie annuisce in approvazione, girando la mano. Ora mi sta lasciando tracciare la sua pelle sopra il polso. Guarda le mie dita mentre scendono sul suo palmo, giù per il polso, finchè non raggiungono la flebo. Poi alza di nuovo gli occhi su di me. “Come si chiama?”

“Justice.”

“È un bellissimo nome.”

Sorrido. “È un ragazzino fantastico.”

Continuo a toccarle la mano, ma rimaniamo in silenzio per un po’. Non vogliono addentrarmi più a fondo in questa conversazione perchè so che andrà a finire dove non voglio. Ma allo stesso tempo, se non continuo a parlare, lei potrebbe darsela a gambe e iniziare a dirmi, ancora una volta, perchè non vuole nessuna parte di tutto questo.

“Il nome di sua madre è Chrissy. Ci siamo conosciuti al liceo”, dico, riempiendo il vuoto. “Abbiamo iniziato a uscire perchè avevamo un sacco di cose in comune. Entrambi volevamo frequentare la scuola di medicina. Entrambi eravamo appena stati accettati alla UT. Ma poi lei era rimasta incinta all’ultimo anno. Ha dato all luce Justice una settimana prima che ci diplomassimo.”

Smetto di tracciare la sua pelle e intreccio le dita alle sue. Amo che me lo lasci fare. Amo la sensazione della sua mano attorno alla mia.

“È incredibile che voi due abbiate avuto un figlio al liceo e siate comunque riusciti a diventare dottori.”

Apprezzo il fatto che capisca quanto dev’essere stata dura per noi. “C’è stato un periodo durante la sua gravidanza dove avevo iniziato a pensare ad altre carriere da poter intraprendere. Magari più semplici. Ma la prima volta che ho posato gli occhi su di lui, sapevo che non avrei mai voluto che lui pensasse in alcun modo di essere stato un intralcio nelle nostre vite, solo perchè l’avevamo avuto così giovani. Abbiamo fatto il possibile per assicurarci di tenere fede ai nostri obiettivi. È stata una sfida, due adolescenti che cercavano di entrare a medicina con un figlio piccolo. Ma la mamma di Chrissy era – è – una salvatrice. Non ce l’avremmo fatta senza di lei.”

Maggie mi stringe un po’ la mano quando finisco di parlare. È gentile e dolce, come se stesse silenziosamente dicendo ottimo lavoro. “Che tipo di padre sei?”

Nessuno mi ha mai chiesto di valutarmi da solo come padre. Ci penso per un momento e poi rispondo alla domanda con completa onestà. “Uno insicuro”, ammetto. “Con la maggior parte dei lavori, sai esattamente se sarai bravo oppure no. Ma con l’essere genitori, non sai davvero se lo sei stato finchè i figli non crescono. Sono constantemente preoccupato dal fare tutto nel modo sbagliato e non c’è modo di saperlo finchè non è troppo tardi.”

“Penso che il fatto che tu sia così preoccupato se sei oppure no un bravo padre, sia indice del fatto che non dovresti preoccuparti.”

Faccio spallucce. “Forse. Ma lo stesso, mi preoccupo. Lo farò sempre.”

C’è un momento di esitazione sul suo viso quando ammetto quanto mi preoccupo per lui. Vorrei rimangiarmi tutto. Non voglio che pensi che ho troppe cose sul piatto. Voglio che lei pensi ad ora e ora soltanto. Non domani o la prossima settimana o il prossimo anno. Ma lo sta facendo. Lo vedo nel modo in cui mi fissa – chiedendosi come potrebbe inserirsi da qualche parte nella mia vita e stare bene. E posso vedere nel modo in cui distoglie lo sguardo da me e si concentra su qualsiasi cosa che non sia io che non si vede inserita per niente.

Era già esitante quando pensava che il mio più grande problema fosse se il meteo era favorevole per lanciarsi con il paracadute. E anche se si è presentata nel mio ufficio oggi, pronta a darci un’occasione, capisco che scoprire di Justice non solo le ha fatto cambiare idea, ma l’ha riempita di ancora più risoluzione di quella che aveva manifestato quando mi aveva cacciato da casa sua.

Lascio la sua mano e la riporto sulla sua testa, facendo scorrere il pollice sulla sua guancia per cercare di riportare la sua attenzione su di me. Quando finalmente mi guarda, la sua mente è in subbuglio. Riesco a scorgerlo in tutti i pezzi di speranza spezzata che stanno fluttuando nei suoi occhi. È incredibile come qualcuno riesca a comunicare così bene solo con uno sguardo.

Sospiro, scorrendo il pollice sulle sue labbra. “Non chiedermi di andarmene.”

Le sue sopracciglia si alzano e sembra assolutamente combattuta tra ciò che vorrebbe e ciò di cui sa di aver bisogno. “Jake”, dice. Non aggiunge altro oltre al mio nome. Rimane sospeso nell’aria, pieno di innervazione.

Non solo so che non posso farle cambiare idea, ma non sono nemmeno sicuro di doverci provare. Per quanto voglia vederla di nuovo e per quanto voglia conoscerla meglio, non è giusto che io debba pregarla. Lei conosce la sua situazione meglio di chiunque altro. Sa di cosa è capace e sa come vuole che sia la sua vita. Non posso discutere su tutte le ragioni del perchè non dovrebbe allontanarmi perchè sono quasi certo che avrei lo stesso atteggiamento se i ruoli fossero invertiti.

Forse è per questo che siamo entrambi così silenziosi. Perchè la capisco.

L’atmosfera nella stanza è pesante. È piena di tensione e attrazione e delusione. Provo ad immaginare come sarebbe amarla. Perchè se aver passato una notte con lei può riempire la stanza di così tanta angoscia, posso solo immaginare che questa sia la sensazione di come sarebbe l’inizio di un amore travolgente.

Ho finalmente trovato qualcuno che penso un giorno possa riempire il vuoto nella mia vita, ma dal suo punto di vista, pensa che facendo parte della mia vita, la sua assenza un giorno creerebbe un vuoto. È ironico. Da impazzire.

“Hai già incontrato il Dottor Kastner?”

Annuisce, ma non continua.

“È cambiato qualcosa nella tua condizione?”

Scuote la testa, ma capisco che sta mentendo. Risponde troppo velocemente.

“Sto bene. Avrei bisogno di riposare, però.”

Mi sta chiedendo di andarmene, ma vorrei dirle che anche se la conosco appena, voglio essere qui per lei. Voglio aiutarla a spuntare le ultime cose da quella lista. Voglio assicurarmi che continui a vivere e non si concentri di continuo sul fatto che potrebbe non avere tutto il tempo che hanno gli altri.

Ma non dico nulla perchè chi sono io per presumere che non avrà una vita piena e completa se non lascia che io ne faccia parte? Quello è qualcosa che solo un narcisista penserebbe. La ragazza di fronte a me in questo momento è la stessa ragazza che si è presentata da sola per fare paracadutismo per la prima volta questa settimana. Quindi rispetterò la sua decisione e me ne andrò per la stessa ragione per cui sono stato attirato da lei in primo luogo. Perchè è una tosta e indipendente che non ha bisogno che io riempia un vuoto. Non ci sono vuoti nella sua vita. Ed eccomi qui a volerla egoisticamente pregare di riempire il mio.

“Stavi andando bene con la tua lista dei desideri”, dico. “Promettimi che cancellerai un altro po’ di cose.”

Inizia immediatamente ad annuire e poi una lacrima le scivola sul viso. Alza gli occhi al cielo come se fosse imbarazzata. “Non posso credere che sto piangendo. Ti conosco appena.” Ride, strizzando gli occhi prima di aprirli di nuovo. “Sono così ridicola.”

Le sorrido. “Nah. Stai piangendo perchè sai che se la tua situazione fosse differente, ti saresti innamorata di me subito.”

Lei fa una risata triste. “Se la mia situazione fosse differente, avrei iniziato quella caduta libera martedì scorso.”

Non posso aggiungere altro. Mi alzo dalla sedia e mi chino per premere le mie labbra sulle sue. Lei ricambia il bacio, prendendomi il viso con entrambe le mani. Quando mi scosto, appoggio la fronte contro la sua e chiudo gli occhi.

“Vorrei quasi non averti mai incontrata.”

Scuote la testa. “Io no. Sono grata di averti incontrato. Hai finito col riempire un terzo della mia lista dei desideri.”

Mi allontano e le sorrido, desiderando più di qualsiasi altra cosa di essere un egoista e provare a farle cambiare idea. Ma solo sapere che l’unico giorno che ho passato con lei abbia significato così tanto è abbastanza per ora. Deve esserlo.

La bacio un’ultima volta. “Posso restare finchè non arriva la tua famiglia.”

Qualcosa cambia nella sua espressione. Si indurisce un pochino. Scuote la testa e toglie le mani dal mio viso. “Starò bene. Dovresti andare.”

Annuisco, alzandomi. Non so niente della sua famiglia. Non so niente dei suoi genitori, o se abbia fratelli o sorelle. In un certo senso non voglio essere qui quando loro arriveranno. Non voglio incontrare le persone più importanti della sua vita se non posso avere l’occasione di essere uno di loro un giorno.

Le stringo la mano un’ultima volta, guardandola mentre cerco di nascondere il rimorso. “Avrei dovuto portarti un Twix.”

Lei fa una faccia confusa, ma io non chiarisco le mie parole. Faccio un passo indietro e lei mi rivolge un piccolo cenno di saluto. La saluto anch’io, ma poi mi volto senza dirle addio. Esco solo dalla stanza più veloce che posso.

Per essere qualcuno che ha sempre rincorso l’adrenalina per tutta la vita, non ho sempre preso le decisioni più intelligenti. L’adrenalina ti fa fare stupide cazzate senza farti pensare troppo alle tue azioni.

Era stato stupido da parte mia a tredici anni fare un incidente con la mia moto da cross solo perchè volevo sapere come ci si sentiva a rompersi un osso.

Era stato stupido a diciotto anni fare sesso con Chrissy quando non avevamo un preservativo, solo perchè sembrava elettrizzante e noi avevamo pensato da ignoranti di essere immuni alle conseguenze.

Era stato stupido a ventitrè anni lanciarmi giù di schiena da una scogliera con la quale non avevo confidenza a Cancun, assaporando lo sballo di non sapere se ci sarebbero state rocce sotto la superficie dell’acqua.

E sarebbe stupido a ventinove anni pregare una ragazza di buttarsi di testa in una situazione che potrebbe finire con l’essere quell’amore travolgente che ho inseguito per tutta la vita. Quando una persona si insinua in un amore così a fondo, non ne esce mai, neanche quando finisce. È come le sabbie mobili. Ci sei dentro per sempre, nonostante tutto.

Penso che Maggie lo sappia. E sono certo che è per quello che mi sta allontanando.

Non manderebbe via qualcuno in maniera così categorica se non fosse spaventata dal fatto che la sua morte potrebbe uccidere anche loro. Posso portare questa ipotesi con me mentre mi allontano, almeno. L’ipotesi che lei abbia visto qualcosa in noi che aveva abbastanza potenziale da farle sentire il bisogno di finirla prima che entrambi affondassimo.

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